La nuova frontiera del museo

1 Gennaio 2018

di CHIARA BERNASCONI • Assistant Director in digital media a The Museum of Modern Art, MoMA, New York


Nel giro di poco tempo usare i nostri smartphone per accedere alla realtà aumentata diventerà un’attività di tutti i giorni, a cui ci avvicineremo con la stessa disinvoltura con cui oggi immortaliamo atti quotidiani col cellulare. Negli ultimi anni abbiamo assistito a dimostrazioni svariate di realtà aumentata. Questa tecnica, che permette di aggiungere contenuti multimediali all’interno dello spazio fisico, è stata declinata sui device mobili da applicazioni commerciali (il fenomeno Pokémon Go ne è uno dei maggiori rappresentanti) da applicazioni in cui l’innovazione era fine a se stessa, anche solo per darne sfoggio, e pure da alcuni artisti, magari per sopperire a carenze delle opere in sé. Conductar, dell’americano Aramique Krauthamer, è un progetto degno di menzione per il suo aspetto interdisciplinare: l’artista ha invitato il pubblico di un festival di musica di Asheville (in North Carolina) a comporre sonorità e visualizzazioni generate direttamente dalle risposte dei loro neuroni alla visita della città. I rilievi sono stati ottenuti grazie a un sensore di onde connesso a un’applicazione per cellulare. Un altro progetto che presenta mondi alternativi in maniera originale è quello del newyorkese Jordan Seiler, che ha chiesto a una cinquantina di street artist di contribuire alla creazione dell’applicazione NO AD, che sostituisce virtualmente le pubblicità nella metro della città con opere psichedeliche, divertenti e animate. “Milano Città Aumentata” sbarca in questo contesto proponendo qualcosa di unico nel suo genere: la forza del progetto sta nel saper interconnettere diverse forme artistiche (street art, animazioni digitali, fotografia) con la realtà aumentata, e nell’interpretare e utilizzare questo strumento per creare un’opera partecipata e partecipativa, in grado di valorizzare luoghi inesplorati della città e farcela così vedere con occhi diversi. In “Milano Città Aumentata” si incarna la forza dell’arte, che dovrebbe essere al centro dei tavoli progettuali e dei processi decisionali, e invece vi sfugge, proprio per la sua natura ribelle che sconvolge i piani e le gerarchie, e ci fa sognare mondi paralleli. Sono proprio questi mondi alternativi al presente, spesso in quartieri considerati meno attrattivi o degradati, che possiamo osservare in un tour insolito con il cellulare alla mano. Questi mondi sono resi realtà nel progetto, dove a un gruppo di giovani, senza formazione specifica precedente, non considerati artisti né curatori dalla comunità artistica, sono stati forniti gli strumenti per costruire le animazioni per le opere di street art attorno a loro, nel quartiere in cui vivono e su cui hanno scelto di intervenire. Introdurre nuovi linguaggi digitali, che già appartengono al quotidiano di questi giovani creativi, applicati con originalità alle opere, ci spinge a vedere l’arte fuori dai musei, a deistituzionalizzare e a rendere democratica l’esperienza artistica. Con questa modalità di produzione culturale e di partecipazione del pubblico, che prende parte attiva alla creazione, si generano vere opportunità di innovazione e si legittima la capacità di sognare di ognuno di noi e di progettare il mondo in cui viviamo. Questo esperimento di museo effimero, che nasce e muore con la street art e fa i conti con lo strumento della realtà aumentata, rappresenta la dimostrazione della nostra attitudine a guardare oltre il reale come motore del progresso e rappresenta dunque la nuova frontiera dell’idea di museo. La speranza è di incoraggiare un lungo seguito di progetti interdisciplinari come questo: progetti intelligenti che, invece di favorire l’isolamento provocato dall’utilizzo di nuove tecnologie, siano in grado di promuovere valori quali il vivere insieme e il rendere i nostri quartieri più piacevoli. Ecco che il pubblico ha ora la possibilità di esplorare la città, visualizzando, strada per strada e piazza per piazza, attraverso l’esperienza artistica, le proprie paure, i desideri e i cambiamenti del nostro tempo.